CSA - Centro Studi Amministrativi

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Torino 29.9.2016 Seminario: PERSONALE: LICENZIAMENTI DISCIPLINARI PER ASSENTEISMO

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Il seminario si propone di illustrare e fornire le corrette informazioni per una puntuale applicazione del recente Decreto legislativo 20 giugno 2016, n. 116, recante "Modifiche all'articolo 55-quater del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, ai sensi dell'articolo 17, comma 1, lettera s), della legge 7 agosto 2015, n. 124, in materia di licenziamento disciplinare, a seguito dello choc del terremoto giudiziario legato all’inchiesta sui «furbetti» del cartellino seguita dai licenziamenti e dai provvedimenti disciplinari, che tanto scalpore hanno suscitato nell'opinione pubblica.

(per il programma completo cliccare sulla barra in alto sul  link I seminari) 

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Torino 19 ottobre 2016 Corso: LA COMUNICAZIONE EFFICACE

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Il corso si propone di: Potenziare la capacità di gestione della comunicazione e delle relazioni interpersonali nell'ambito dei processi  lavorativi interni e delle relazioni con l’esterno;  essere in grado di riconoscere e valorizzare le proprie modalità comunicative e relazionali e quelle dei propri interlocutori, individuando le modalità e le risposte più appropriate; saper osservare il proprio comportamento comunicativo e relazionale, valutarne la qualità e definire i piani di azione personali per migliorare la propria capacità comunicativa alla luce di quanto appreso

(Per il programma completo cliccare il alto su: corsi)

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Torino 15.6.2016 Corso: Il Regolamento Europeo - Protezione dei dati personali/privacy

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                         IL REGOLAMENTO EUROPEO* 

PROTEZIONE DEI DATI PERSONALI/PRIVACY  

                           Torino, 15 giugno 2016

Il corso illustra in qualità, le sanzioni e le responsabilità in materia di protezione dei dati personali con riferimento

al  recente provvedimento di approvazione del regolamento europeo sulla  privacy e sulle recenti modifiche

normative dal forte impatto sull'operare quotidiano

                                              (per il programma completo cliccare in alto sul link corsi)

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Siamo un'associazione scientifico-culturale, senza fini di lucro, operante dal 1983, composta da docenti universitari, magistrati, liberi professionisti, studiosi, dipendenti pubblici. Pubblichiamo la rivista giuridica di dottrina, giurisprudenza e legislazione "Quaderni Amministrativi".
Promuoviamo e curariamo la trattazione e l'approfondimento di problemi culturali, economici, fiscali, amministrativi ed urbanistici degli operatori pubblici e privati con convegni, congressi, seminari, conferenze e corsi.
Mercoledì, 31 agosto 2016

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NOTIZIE DA FILODIRITTO.COM

  • Alimenti – Cassazione Penale: è punibile utilizzare latte “non tracciabile”
    L’impiego nella preparazione di alimenti con materie prime “non tracciabili”, nella fattispecie di latte, unitamente ad altra individuata come “sicura”, integra la fattispecie di reato previsto dall’art. 5, lett. b), della legge 30 aprile 1962, n. 283. Lo ha stabilito la Terza Sezione penale della Corte di cassazione con la sentenza n. 31035 del 9 giugno 2016, depositata in data 20 luglio 2016. Secondo la Suprema Corte, infatti, la suddetto contravvenzione : “costituisce un tipico reato di pericolo presunto, con anticipazione della soglia di punibilità in ragione della rilevanza del bene-interesse tutelato (la salute umana), tale da prescindere dall’effettivo accertamento di un danno all’oggetto medesimo”. In sentenza la Cassazione conferma la pronuncia del Tribunale dei riesame di Palermo secondo il quale “le citate violazioni «fanno ritenere “pericoloso” (cioè potenzialmente foriero di rischi per la salute) il latte non tracciabile ed, ovviamente, il mischiarlo con quello – invece – “sicuro” – ha fatto sì che sorgesse il pericolo che si introducesse nel latte impiegato nella preparazione dei prodotti caseari un fattore di rischio per la salute umana…con la conseguenza che può parlarsi di cattiva conservazione del latte» medesimo. Dal che, il fumus dell’art. 5, lett. b), in esame, atteso che «si è acquistato latte da aziende non registrate e che non avevano le attrezzature ed i locali idonei a garantire la mungitura e la conservazione del prodotto secondo adeguati standard igienico-sanitari (…); si è “contaminato” il latte “sicuro” con quello “non tracciabile” e (per quanto fin qui esposto) “pericoloso”», Più in particolare, la Cassazione rileva che “nell’ottica di un reato di pericolo volto alla tutela della salute umana, la violazione sistematica (consapevole o colposa) delle disposizioni in tema di tracciabilità della materia prima attiene direttamente all’insorgenza del rischio per il bene stesso e, di conseguenza, alla configurabilità del fumus del reato”. Per consultare il testo integrale della sentenza si veda qui. (Corte di Cassazione - Sezione Terza Penale, Sentenza 9 giugno - 20 luglio 2016, n. 31035)
  • Privacy - Garante: sì all’analisi comportamentale contro le frodi nell’internet banking, purché sia rispettata la privacy degli interessati
    Il Garante Privacy, con provvedimento reso noto dalla newsletter n. 417 del 14 luglio 2016, ha stabilito che per combattere i furti di identità o le frodi nell’internet banking, una banca potrà analizzare informazioni biometrico-comportamentali dei clienti in occasione della loro navigazione nell’area privata del proprio sito web a condizione che sia tutelata la privacy dell’interessato. Nel caso in esame, il cliente di una banca ha presentato al Garante Privacy una richiesta di verifica preliminare relativamente al servizio riguardante l’utilizzo di un sistema di rilevazione di dati personali e biometrici con il quale la banca, attraverso un sofisticato software in grado di registrare le attività dell’utente e la sua interazione con i dispositivi utilizzati, intenderebbe offrire ai propri clienti un servizio ad elevato contenuto tecnologico in grado di elevare i livelli di tutela attualmente previsti per l’utilizzo dei servizi di internet banking sempre più esposti al rischio di attacchi del tipo “identity theft” (furto di identità). Di seguito una breve descrizione di come si articolerebbe il suddetto servizio proposto dalla banca. Dopo la visione e l’accettazione del contratto di servizio da parte del cliente e dell’apposita informativa sul connesso trattamento di dati personali con rilascio di uno specifico consenso, il sistema della banca, dopo l’accesso all’area personale del cliente al sito, comincerebbe a raccogliere informazioni su azioni spontanee dell’utente, come i movimenti del mouse, la pressione del dito su schermi tattili, oppure la velocità di digitazione sulla tastiera, la lingua del sistema operativo, ecc.. In tal modo, nel corso di più sessioni, si creerebbe un primo profilo comportamentale associabile al cliente tramite un codice identificativo univoco, generato da un partner tecnologico su richiesta della banca. Quindi, ogni volta che il cliente si ricollega ai servizi bancari on line, il sistema provvede a comparare le caratteristiche della sua navigazione sul sito con quelle associate al profilo in memoria, così da individuare eventuali tentativi di accesso illecito ai conti on-line, informandone i clienti ed eventualmente inibendo determinate operazioni. Alla luce di quanto detto, l’Autorità Garante per la protezione dei dati personali, ha riconosciuto l’importanza delle finalità perseguite dalla banca, volte a garantire maggiore sicurezza dei servizi on line nell’interesse dei propri clienti, vincolando, però, l’attivazione del nuovo sistema alla rigorosa osservanza delle misure individuate a tutela della privacy degli interessati. La banca, infatti, potrà attivare il trattamento di dati anche biometrici connesso al sistema descritto solamente su base volontaria, dopo aver fornito al cliente una completa informativa e averne ottenuto lo specifico consenso. Inoltre, afferma il Garante, “l’istituto di credito potrà trattare i “dati di navigazione” della clientela nei limiti in cui ciò risulti strettamente necessario all’esecuzione del servizio, attenendosi rigorosamente alle modalità indicate e in scrupolosa osservanza degli adempimenti richiesti, anzitutto, in tema di informativa e consenso”. Mentre il partner tecnologico non avrà accesso alle schede anagrafiche dei clienti dell’istituto di credito in modo tale da non poter risalire alla loro identità. L’Autorità ha concluso le sue valutazioni sull’argomento in esame affermando che le informazioni raccolte per la creazione dei singoli profili comportamentali potranno essere conservate, in conformità a quanto previsto dall’articolo 11, comma 1, lettera e), del Codice, per l’intera durata del servizio, ferma restando la loro tempestiva cancellazione in caso di richiesta di cessazione da parte del cliente. (Garante per la protezione dei dati personali, Provvedimento 9 giugno 2016, n. 256)
  • Risarcimento - Cassazione SU Civili: la pretesa risarcitoria per pubblicazione arbitraria di atti di un procedimento penale
    Le Sezioni Unite della Corte di Cassazione sono state chiamate in causa in relazione alla natura della contravvenzione di cui all’articolo 684 del codice penale. Nello specifico, tale norma disciplina la fattispecie delittuosa della pubblicazione arbitraria di atti di un procedimento penale, punendo con l’arresto fino a trenta giorni o con l’ammenda da cinquantuno euro a duecentocinquantotto euro chiunque pubblica, in tutto o in parte, anche per riassunto o a guisa d’informazione, atti o documenti di un procedimento penale, di cui sia vietata per legge la pubblicazione. La previsione incriminatrice in parola tutela il segreto processuale e rinvia al codice di procedura penale per l’identificazione dei documenti o atti per i quali vige il divieto: in particolare, rinvia all’articolo 114 del codice di procedura penale, che menziona soltanto gli atti, e all’articolo 234 comma 1, che menziona scritti e documenti che rappresentano fatti, persone o cose mediante la fotografia, la cinematografia, la fonografia o qualsiasi altro mezzo. Fino ad oggi l’unica pronuncia di legittimità che si è occupata della natura del reato in questione è stata la numero 42269 del 2004. Secondo i Giudici che l’hanno emessa, la previsione di cui all’articolo 684 deve ritenersi a carattere plurioffensivo, essendo preordinata a garanzia non solo dell’interesse dello Stato al retto funzionamento dell’attività giudiziaria, ma anche alle posizioni delle parti processuali e, comunque, della reputazione delle stesse. Il caso di specie da cui è scaturita la sentenza che qui si sta commentando, ha visto coinvolti da un lato la Mediaset, e dall’altro Il Gruppo Editoriale L’Espresso. La controversia nasce nel 2005, quando un giornalista della Repubblica pubblica un articolo relativo ad una presunta frode fiscale posta in essere dai vertici di Mediaset. Quest’ultima, immediatamente, cita in giudizio la società editrice del giornale dinanzi al Tribunale di Roma, chiedendo il risarcimento di tutti i danni patiti a seguito della illecita e diffamatoria pubblicazione, a norma dell’articolo 684 del codice penale. Mediaset, reclama che quella pubblicazione è illecita in quanto riporta documenti di un procedimento penale, ancora non giunto al termine dell’udienza preliminare. L’articolo 114 del codice di procedura penale, infatti, dispone il divieto di pubblicazione degli atti di un procedimento penale fino al termine dell’udienza preliminare e, se si procede a dibattimento, fino alla pronuncia in grado di appello. Tali argomentazioni non sono accolte dal Giudice di prime cure che rigetta la domanda risarcitoria della società attrice, la quale propone gravame dinanzi alla Corte di Appello di Roma. Quest’ultimo Giudicante ha confermato la sentenza di primo grado, sottolineando che la pubblicazione pretesamente arbitraria si esaurisce nella riproduzione “letterale di due frasi, marginali e minime, pacifiche per il pubblico dei lettori”. A questo punto, Mediaset ricorre in Cassazione, lamentando la falsa applicazione da parte dei precedenti Giudici degli articoli 684 del codice penale e 114 del codice di procedura penale. Sulla questione si sono pronunciate le Sezioni Unite della Suprema Corte, che hanno posto fine al dibattito dottrinale circa la natura del reato di cui all’articolo 684. Gli Ermellini hanno stabilito che la fattispecie criminosa di pubblicazione arbitraria di atti di un procedimento penale di cui all’articolo 684 del codice penale integra un reato monoffensivo, posto che obiettivo della norma, prima della conclusione delle indagini preliminari, è quello di non compromettere il buon andamento delle stesse e, dopo tale momento, quello di salvaguardare i principi propri del processo accusatorio. Ne consegue che la sola violazione della norma incriminatrice de qua non attribuisce alcuna autonoma pretesa risarcitoria alla parte coinvolta nel processo. Sulla base di questo principio il ricorso della Mediaset è stato respinto. (Cassazione Civile, Sezioni Unite, 25/02/2016, n. 3727)
  • Tributi - CTP Crotone: cartella di pagamento nulla se Equitalia non dimostra il contenuto della busta raccomandata
    Sommario: 1. Premessa 2. La fattispecie analizzata dalla sentenza 3. Conclusioni. 1. Premessa La Commissione Tributaria Provinciale di Crotone ha fissato un principio degno di nota, sulla base del quale il contribuente che impugni la cartella di pagamento eccependo l’inesistenza della notifica, potrebbe vedere annullata la cartella medesima, inviata tramite posta raccomandata, laddove l’Agente della Riscossione si limiti a produrre in giudizio le fotocopie dell’avviso di ricevimento, non curandosi di dimostrare anche il contenuto della busta con cui ha notificato l’atto. Sulla base dell’affermato orientamento giurisprudenziale, è onere del mittente, nella specie dell’Agente della Riscossione, fornire la dimostrazione dell’esatto contenuto della busta raccomandata con cui ha notificato la cartella di pagamento al contribuente, sicché, in difetto di tale prova, la cartella di pagamento deve ritenersi nulla per mancato raggiungimento del presupposto dell’avvenuta notifica. 2. La fattispecie analizzata dalla sentenza Nel caso sottoposto all’attenzione dei giudici di merito della Commissione Tributaria Provinciale di Crotone, il contribuente contestava l’esistenza della notifica di alcune cartelle di pagamento di cui era venuto a conoscenza solo con l’estratto di ruolo. Equitalia, al fine di provare l’avvenuta notifica della cartella, produceva esclusivamente gli estratti di ruolo e le fotocopie degli avvisi di ricevimento. Il contribuente replicava alle controdeduzioni dell’Agente della Riscossione affermando l’insufficienza della produzione delle sole fotocopie e sostenendo la necessità, il cui onere grava sull’Ufficio, di provare l’esistenza di quanto contestato, producendo gli originali delle cartelle e degli avvisi di ricevimento delle raccomandate relative alla notifica delle cartelle. 3. Conclusioni Il giudice di merito ha accolto il ricorso del contribuente annullando le cartelle di pagamento ed argomentando sull’efficacia probatoria degli avvisi di ricevimento. In primo luogo, il giudice ha ritenuto priva di efficacia probatoria la produzione delle sole fotocopie degli avvisi di ricevimento atteso che l’attestazione di conformità è stata effettuata, in questo caso, dalla stessa società di riscossione non già dal Pubblico Ufficiale, come prevede l’articolo 2719 del codice civile. In secondo luogo, in conformità con quanto disposto dalla precedente ordinanza della Corte di Cassazione n. 9533 del 12.05.2015, il giudice ha confermato che l’avviso di ricevimento della raccomandata fa fede esclusivamente delle circostanze che ivi sono attestate, dunque, della sola ricezione della raccomanda, non già dell’integrità dell’atto che è contenuto nel plico e men che meno della corrispondenza tra l’originale dell’atto e la copia notificata. L’Agente della riscossione deve dimostrare l’esatto contenuto del plico raccomandato spedito per posta, pena la nullità della cartella di pagamento, non essendo a ciò sufficiente la produzione del solo avviso di ricevimento. (Commissione Tributaria Provinciale di Crotone, Sentenza 8 febbraio 2016, n. 28)

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